Sant’Agata

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Sant’ Agata  è stata, secondo la tradizione cattolica, una giovane vissuta tra il III e il IV secolo, durante il proconsolato di Quinziano.

Secondo la leggenda, Agata è nata in una famiglia siciliana ricca e nobile, nell’anno 246. Secondo la tradizione cattolica sant’Agata si consacrò a Dio all’età di 15 anni circa, ma alcuni studi approfonditi rivelano un’età non inferiore ai 21 anni.
Nel periodo fra il 250 e il 251 il proconsole Quinziano venne a Catania con l’intento di far rispettare l’editto dell’imperatore Decio, che chiedeva a tutti i cristiani di negare pubblicamente la loro fede e s’innamorò della giovane. Saputo della consacrazione, le ordinò, senza successo, di ripudiare la sua fede e di adorare gli dei pagani.

Al rifiuto deciso di Agata, il proconsole la affidò per un mese alla cortigiana Afrodisia. È probabile che Afrodisia fosse una sacerdotessa di Venere o di Cerere, e pertanto dedita alla prostituzione sacra. Il fine di tale affidamento era la corruzione morale di Agata. Ma Agata, in quei giorni, contrappose l’assoluta fede in Dio.

Rivelatosi inutile il tentativo di corromperne i princìpi, Quinziano cominciò un processo e convocò Agata al palazzo pretorio. Memorabili sono i dialoghi tra il proconsole e la santa che la tradizione conserva, dialoghi da cui si capisce senza dubbio come Agata fosse edotta in dialettica e retorica.
Venne fustigata e sottoposta al violento strappo delle mammelle, mediante delle tenaglie. La tradizione indica che nella notte venne visitata da San Pietro che la rassicurò e ne curò le ferite. Infine venne sottoposta al supplizio dei carboni ardenti. La notte seguente all’ultima violenza, il 5 febbraio 251, Agata morì nella sua cella.

Le sacre reliquie della martire catanese, sono custodite in Cattedrale.

La festa di Sant’ Agata è una festa patronale tra le più belle al mondo, dal 3 al 5 febbraio tre giorni di culto, devozione, folclore, tradizioni. Questa festa straordinaria può essere paragonata alla Settimana santa di Siviglia o al Corpus Domini di Cuzco, in Perù e attira ogni anno sino a un milione di persone, tra devoti e curiosi.

Il primo giorno è riservato all’offerta delle candele. Una suggestiva usanza popolare vuole che le candele donate siano alte o pesanti quanto la persona che chiede la protezione. Undici “candelore”, grossi ceri che rappresentano le corporazioni o i mestieri, vengono portate in corteo. Questa prima giornata di festa si conclude in serata con un grandioso spettacolo di giochi pirotecnici in piazza Duomo.

Il 4 febbraio segna il primo incontro della città con la santa Patrona. Già dalle prime ore dell’alba le strade della città si popolano di “cittadini “. Sono devoti che indossano il tradizionale “sacco” (un camice votivo di tela bianca lungo fino alla caviglia e stretto in vita da un cordoncino), un berretto di velluto nero, guanti bianchi e sventolano un fazzoletto anch’esso bianco.

Cittadini alla festa di Sant'Agata - Catania

Luccicante di oro e di gemme preziose, il busto di sant’Agata viene issato sul fercolo d’argento rinascimentale, foderato di velluto rosso, il colore del sangue del martirio, ma anche il colore dei re. Prima di lasciare la cattedrale per la tradizionale processione lungo le vie della città, Catania dà il benvenuto alla sua patrona con la solenne Messa dell’Aurora“. Il fercolo viene caricato del prezioso scrigno con le reliquie e portato in processione per la città.

Catania_Festa_S.Agata_Fercolo

Il “giro“, la processione del giorno 4, dura l’intera giornata. Il fercolo attraversa i luoghi del martirio e ripercorre le vicende della storia della “santuzza“. Tutti rigorosamente indossano il sacco votivo e a piccoli passi, tra la folla, trascinano il fercolo che, vuoto, pesa 17 quintali, ma, appesantito di Scrigno, Busto e carico di cera, può pesare fino a 30 quintali.
Sul fercolo del 5 febbraio, i garofani rossi del giorno precedente (simboleggianti il martirio), vengono sostituiti da quelli bianchi (che rappresentano la purezza).

Il momento più atteso è il passaggio per la via di San Giuliano, che per la pendenza è il punto più pericoloso di tutta la processione. All’alba, in via Crociferi, migliaia di cittadini in camice bianco sfidano il freddo della notte, gridando “Viva Sant’Agata“, in un momento denso di magia e spiritualità. A questo punto, mentre improvvisamente l’atmosfera si fa silenziosa, si eleva il canto angelico delle monache di clausura. L’origine del testo e della musica si perde nella notte dei tempi, anche se una leggenda tramanda che il suo autore fu un siciliano di nome Tarallo, che lo compose appositamente per le monache di clausura di San Benedetto.
La festa si conclude con il rientro di Sant’Agata al Duomo.

Non potevano mancare, in periodo di festa, i dolci legati alla tradizione della santa catanese. Vengono realizzati per la ricorrenzaaagata alcuni dolci che hanno un riferimento a sant’Agata, come i “Cassateddi di Sant’Aita” e le “Olivette“. Le cassateddi, o “Minni di Sant’Aita” fanno riferimento alle mammelle che furono strappate alla santa durante i martiri. Le olivette, invece, si riferiscono alla leggenda che Agata, inseguita dagli uomini di Quinziano e giunta ormai nei pressi del palazzo pretorio, si fosse fermata a riposare un istante. Nello stesso momento in cui si fermò,  un ulivo comparve dal nulla e la giovinetta potè ripararsi e anche cibarsi dei suoi frutti.Agata_pik

 

 

 

 

 

 

 

« Tu che splendi in Paradiso,
coronata di vittoria,

Oh Sant’Agata la gloria,
per noi prega, prega di lassù »

(Canto a Sant’Agata)

Maria Scalici

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